Alla scoperta delle strade di crinale

Alla scoperta delle strade di crinale

Sono le 15, ho appena staccato da lavoro e come al solito devo ancora preparare tutto. Eugenio mi passerà a prendere tra un’ora e mezza; la bici è ancora per aria e i bagagli sono totalmente da organizzare. In tutto questo devo ancora mettere qualcosa sotto i denti e risolvere un paio di beghe di lavoro fiorite guarda caso proprio adesso.

In questi giorni di lockdown-paranoia abbiamo deciso di partire per un fine settimana appenninico, lasciandoci alle spalle le quotidiane fobie del 2020, per esplorare i versanti montani che l’autunno sta colorando con le tonalità più belle dell’anno. Prima tappa: Suviana, con rituale grigliata pre-giro e bivacco in tenda in uno spot idilliaco nel bosco di pino e abete sulle rive del lago.

Il clima ha dell’incredibile, non tira un filo di vento e nonostante sia il 31 Ottobre, le temperature rasentano quelle primaverili. Tra un’innaffiata di vino rosso e qualche grappetta per digerire, ci rilassiamo belli beati sulla sponda del lago, abbracciati dai placidi monti intorno a noi.

Tutto bello, anzi bellissimo, peccato che io riesca – non so come – a distruggere il palo portante della mia tenda durante il montaggio, poco prima di lasciarmici crollare dal sonno. Segue un vasto ed esaustivo campionario di improperi di ogni specie e fattura, poi riusciamo in qualche modo a creare un orrendo abitacolo tanto malforme quanto sufficiente per dormirci dentro.

Il giorno seguente partiamo di buona lena alle prime luci del mattino e cominciamo a salire in direzione Pavana. Incrociamo un cervo che passava di là e in breve tempo giungiamo nel paese tanto amato da Francesco Guccini. Saliamo ancora, dobbiamo raggiungere infatti l’attacco per la mitica Strada della Faggeta; un’antichissima carrabile di collegamento con la Via Francesca della Sambuca, a sua volta variante della Via Francigena. Ad ogni tornante ci accorgiamo che il paesaggio sta cambiando e ci ritroviamo circondati da castagni secolari dai tronchi ritorti e cavi, le cui foglie hanno ricoperto le strade di un fantastico manto dorato. Tra una cosa e l’altra ci siamo tolti i primi 500 metri di dislivello.

Ci siamo: ora ci tocca la Strada della Faggeta. Era tanto tempo che volevo esplorare questa strada di crinale. Non sembra essere così conosciuta e le informazioni che si trovano in rete sono difatti molto scarse. Corrisponde in parte al sentiero CAI 161 che cavalca tutto il crinale della Sambuca Pistoiese e giunge fino al Passo della Collina.

Il sentiero è una bomba totale. Un asfalto decisamente trascurato da decenni lascia presto spazio ad una carrabile forestale scassata, ma pedalabile, che si apre di tanto in tanto a belvederi favolosi sulle vallate circostanti.

Cavalchiamo il crinale godendo tantissimo, serpeggiando tra la foresta di faggi dalle chiome rosso fuoco e tra le oscure abetaie, per poi scendere su un trail esclusivamente MTB dove Eugenio gode ai massimi livelli, mentre io muoio di incapacità tecnica e scarso talento discesistico.

Siamo a Pracchia, “Perla della Montagna pistoiese” e storico snodo della prima ferrovia transappenninica della storia: la celebre Porrettana, inaugurata nel 1864 da Vittorio Emanuele II e che collega Bologna con Pistoia.

Rapida sosta al bar del paese nel quale – già che ci siamo – inventiamo la nuova bevanda ufficiale dell’Appennino: il cappuccino corretto sambuca. Ovazione generale, estasi della barista, radioso trionfo e si riparte in direzione Orsigna. Arriviamo in questo meraviglioso borgo della montagna toscana, ma ce lo godiamo poco perché qui bisogna affrontare il pezzo più duro della giornata: la forestale che ci porterà al valico di Porta Franca. Per limiti di cronaca non posso soffermarmi su ogni singolo aspetto storico, ma consiglio al lettore di documentarsi bene su questi luoghi che, al di là della indiscussa bellezza naturalistica, sono un patrimonio di storia locale da apprezzare.

Il sentiero ha un fondo più che pedalabile, ma la prima parte della salita ci prende un po’ alla sprovvista. Sapevamo che qui avremo cominciato a soffrire e difatti soffriamo. Siamo tuttavia circondati da paesaggi stupendi che emanano un fascino antico. Non incrociamo una singola anima viva ed il silenzio è un aspetto che ci entusiasma sin dall’inizio del viaggio. Riusciamo ad apprezzare appieno il suono della natura intorno: dallo scricchiolio delle gomme sulla ghiaia, alle momentanee folate di vento che accompagnano il vivo crepitare degli alti fusti di faggio.

Sono tornanti dalle pendenze generose, che ti permettono di lasciar correre via i pensieri tra le fittissime colonne grigie intorno a noi.

Manca ormai poco a Porta Franca. Proprio quando la forestale spiana, ci accorgiamo che per giungere a destinazione dobbiamo affrontare un infimo sentiero CAI, che sale ripido in mezzo al bosco. Spingiamo a morte le bici su per la dorsale con le ultime forze che ci rimangono e arriviamo miracolosamente al rifugio, bestemmiatamente chiuso. Per fortuna abbiamo dietro dei panini e qualche snickers per riprendere energie e colore. Non possiamo dilungarci tanto né noi a Porta Franca, né io su quest’articolo, altrimenti è finita sia per noi che per voi. Saltiamo in sella e ci ributtiamo sulla forestale quasi interamente in discesa che ci conduce al rifugio Segavecchia e da qui al piccolo paese di Pianaccio, dove troviamo aperta l’Antica Locanda Alpina.

Du bicerein de vén e si torna a Porretta; è proprio ora di andare. Sul ritorno, stanchi e svuotati, guardiamo sull’ultima salita il piccolo mondo che ci siamo lasciati alle spalle. Le dorsali montuose della giornata sono quasi tutte di fronte a noi, coperte man mano dalle nubi che avanzano, incuranti dei loro viaggiatori e pronte anche loro a chiudere il giorno.

Specifiche generali:
Km: 85
Dislivello positivo: 2.630m
Tipologia di terreno: 60% sterrrato tra forestali e scassamenti vari e 40% asfalto.

Bici consigliata:
MTB Front
Gravel con coperture da almeno 40mm

Tracciato:
Scaricala, pedalala, tagga i RUPEX su qualsiasi social coso
e se ti senti ispirato, contribuisci alla traccia!