Ravanalps: 500 km sull’arco alpino

Ravanalps: 500 km sull’arco alpino

ravanare
[ra-va-nà-re]
(ravàno)
v. intr. (aus. avere)
region. sett. Rovistare, frugare disordinatamente, in genere cercando qualcosa: 
È due ore che ravaniamo nel bosco, dove cazzo è il sentiero?

L’idea sulla carta era semplice, ma si sa che le cose semplici sono spesso le più complicate da realizzare. Obbiettivo: percorrere parte dell’arco alpino in bici. Unica regola: evitare il più possibile l’asfalto. Titolo: Ravanalps. L’idea su carta era una linea sinuosa ed intrigante, che dal basso Friuli risaliva verso Nord e portava fino al lago di Como. Il tutto però prende forma concreta una mattina di mezza estate, quando tre avventurieri partono in sella, andando incontro ad un viaggio sensazionale.

Giorno 1: dalle pianure alle Dolomiti

Si parte da San Vito al Tagliamento alla volta di Vittorio Veneto, dove finalmente lasciamo alle spalle la pianura friulano-veneta per infilarci nelle Prealpi, verso le Dolomiti. Dopo una bella salita e uno stop per pranzo in un bar di motociclisti, arriviamo al lago di Santa Croce e passiamo sotto la diga del Vajont. Ora siamo sulla splendida Ciclovia delle Dolomiti, che attraversa tutto il Cadore e prosegue in leggera salita su un bel fondo di asfalto e ghiaia costeggiando il Piave. Siamo ormai nell’anticamera delle vere montagne: a poco a poco l’aria si fa più fresca, il verde più acceso, il fiume ritorna torrente. Superiamo una salita impegnativa prima di Pieve di Cadore e tutto d’un tratto si apre la vista sulla conca Ampezzana, il Pelmo e l’Antelao. Il panorama è spettacolare, il Sole sta cominciando a calare oltre l’orizzonte e la giornata termina con 140km scivolati via sotto le nostre ruote.

Giorno 2: sofferenza ed esaltazione in quota

Si riparte sulla ciclabile passando per Cortina e proseguiamo verso Carbonin.
Qui la Ciclovia, che è ormai diventata un nastro bianco di ghiaia fine, si infila serpeggiante tra monti sempre più imponenti. Il Cristallo, il Sorapis, le Tofane, il Sas di Stria più in là e Croda de Lago, fanno da contorno al nostro procedere agile verso Fanes. Un procedere che ci sembra molto facile e piacevole solo perché non abbiamo idea di cosa ci aspetterà più avanti. La traccia ci porta infatti verso Malga Ra Stua e appena cominciamo la salita partono i dolori. Fabio e Giovanni si rendono conto che forse i rapporti dello loro gravel sono un pò ingenerosi per questi muri spesso sopra il 20%, mentre Eugenio va decisamente meglio con la sua monstercross Mondo Pequod. In ogni caso si suda, si soffre, si lotta.

Pedalando o spingendo per un tempo indefinito arriviamo dove il paesaggio finalmente spiana. La traccia punta ancora verso l’alto e qui il gruppo si divide. Eugenio prosegue sulla traccia mentre Fabio e Giovanni, scelgono una via più pedalabile, scendendo verso la forestale che da Malga Ra Stua porta verso il rifugio Sennes. I due non avevano tutti i torti. Eugenio si ritrova su quello che in teoria doveva essere il sentiero, ma è stato completamente coperto da uno sterminato cimitero di alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. Scavalcando tronchi e guadando torrenti, in qualche modo riesce ad emergere da quel campo minato e tornare su una strada pedalabile.

Mondo Cicli Pequod - la miglior scelta per i miglior viaggioni

Giovanni e Fabio, giunti in fondo alla forestale, tentano un’altra via più scorrevole per raggiungere Fodara Vedla, dove avrebbero dovuto ricongiungersi con Eugenio. Fortunatamente, al termine del supplizio gli si apre una splendida vista e un piacevole singletrack che li porta al punto di ritrovo stabilito dove, sfiniti, cotti dal sole e mentalmente provati, si concedono assieme ad Eugenio un meritatissimo pranzo. Il posto è magnifico ma la nostra meta è ancora lontana, così ci rimettiamo in sella e cominciamo una infinita discesa a tornanti fino al rifugio Pederù. Da qui uno dei più bei singletrack mai visti in vita nostra: verso San Vigilio ci troviamo a pedalare un veloce su e giù, costeggiando un torrente color turchese che scorre placido in una spettacolare pineta. Se qualcuno vi chiedesse cosa si intende per “flow”, beh portatelo qui!

Rupex wannabe Ghirri
Fabio scrota la traccia e annuncia il gran premio delle bestemmie
eh beh

Si prosegue quindi verso la Val Badia e giungiamo dopo vari mangia e bevi al campeggio di Colfosco, meta agognata per la notte, che sembra non arrivare mai.

Giorno 3: l’incanto altoatesino

Sveglia, colazione, sole e cielo terso. Piz Boè e Sella Ronda che vegliano su di noi. Primo step: il passo Gardena. Paragonato alle salite del giorno precedente ci è sembrato un gioco da ragazzi. Arriviamo in cima in un baleno, dopodiché un lungo singletrack ci regala una discesa esaltante. Per tutto il giorno sarà così. Un incanto continuo di sentieri tenuti come un tavolo da biliardo, pedane di legno sospese sui prati verdi, rifugi, sorgenti e fiumi, circondati dalle montagne più belle del mondo. Di chilometro in chilometro proseguiamo dirigendoci verso il Sasso Piatto e l’Alpe di Siusi. Arriviamo presto sotto il Catinaccio e lo Sciliar; sembra incredibile che queste montagne siano davanti a noi, con quelle forme così particolari e quasi artistiche. Dopo il solito pranzo mit birra è tempo di scendere verso Bolzano, pronti per prendere il treno per Malles e dirigersi al campeggio di Glorenza, graziosa cittadina medievale della Val Venosta.

Giorno 4: Val Mustair, ovvero il Paradiso

L’obbiettivo era arrivare in Val Mustair nel primo pomeriggio e qui piantare la tenda per passare la notte in questa meravigliosa valle alpina fra i 1.900 e 2.300 metri di quota, senza accessi stradali facili, se non per la jeep dell’unica malga presente in zona. Un ambiente quasi del tutto incontaminato, con un’unica lunghissima strada bianca che taglia a metà la valle. Partiamo la mattina dall’Italia e arriviamo in Svizzera, dove saliamo con costanza prima su ciclabile, poi lungo una forestale nel bosco che, dopo 1.400 metri di salita, ci porta al passo Doss Radond con i suoi 2.234 mslm., lo incorona il punto più alto della giornata. Da qui in poi si scende in leggerissima pendenza, lasciandoci il tempo di far vagare lo sguardo su questa valle magica e sulle cime imponenti che la racchiudono. Lo spettacolo è quasi travolgente e noi siamo euforici.

Questa parte di tracciato è un vero e proprio paradiso sia per le mountain-bike, che per le gravel. Il fondo è infatti perfetto per le nostre Mondo Cicli Pequod e Mr. Fogg. La lunghissima lingua bianca di ghiaia si pedala perfettamente, sia nei fantastici tratti in discesa, che nei tornanti che solcano questo tratto di cielo alpino da sogni.

Val Mustair alla brutto dio. Ogni angolo una bomba di paesaggio

Ci fermiamo più volte sui prati o a bordo del torrente, mettiamo finalmente i piedi in acqua, parliamo di cazzate; ci sentiamo maledettamente vivi. Arriviamo alla malga, dove per una cifra tipicamente svizzera ci gustiamo degli ottimi formaggi e svariate birre. Ci avviamo così alla ricerca di uno spot per il campeggio e scendiamo verso il torrente dove troviamo una location da fiaba. Scendiamo dalle bici, bagno e poi via a montar le tende, fare legna, accendere il fuoco, preparare i panini e stappare le bottiglie di grappa. Non serve specificare che quella notte ci siamo sentiti come dei re, padroni del nostro silenzioso regno d’alta quota.

Souvenir Val Mustair

Giorno 5: ma non doveva essere tutta discesa?

Questa tappa ci avrebbe portato attraverso la Svizzera e poi di nuovo in Italia, scendendo la Val Chiavenna. In teoria giusto un paio di salite e poi infiniti chilometri di discesa. Non è stato propriamente così. Salita al passo dell’Alpisella, salita al passo della Forcola a Livigno, salita sotto il Piz Bernina, e poi un infinito sali-scendi spacca-gambe verso Saint Moritz e i laghi di Silvaplana e Sils.

Salita in sterro verso il fottuto Passo Forcola
Rupex e Alpisella: un caso?

L’unica effettiva discesa è una lunghissima strada a tornanti che ci riporta in Italia e in meno di un’ora scendiamo di quasi 2.000 metri di quota, fuggendo dal temporale che si stava nel frattempo addensando sopra le nostre teste. La giornata finisce con una gran mangiata in un “crotto” della Val Chiavenna e un sano riposo in tenda, avvolti dalle fronde di uno splendido castagneto secolare. Possiamo ora riposare felici. Non rimane altro che svegliarsi il giorno dopo e scendere per qualche ora su una facile ciclabile fino al lago di Como, per un ultimo bagno ristoratore accompagnato da birre e foto di rito. L’avventura finisce proprio qui, sulle sponde del lago, al contrario dell’odore selvatico che ci porteremo invece appresso. Pochi giorni di avventura che sono sembrati settimane, tanta è stata la distanza tra le solite giornate cittadine e l’esplorazione zingara di un ambiente montano tanto variegato quanto unico.

lago di como - arrivé!

Specifiche generali:
Km: 555
Dislivello positivo: 8.720 m.
Tipologia di terreno: 50% sterrato tra forestali e scassamenti vari e 50% asfalto.

Bici consigliata:
– MTB Front
– Monstercross e, in ogni caso, rapporti belli agili che di salite impestate ce n’è in abbondanza.

Tracciato:
Scaricala, pedalala, tagga i RUPEX su qualsiasi social coso
e se ti senti ispirato, contribuisci alla traccia!

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